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Pinacoteca Nazionale di Bologna > Pinacoteca Nazionale di Bologna > Sala 28: I sereni paesaggi d’Arcadia
‘700
Room: 28

I sereni paesaggi d’Arcadia

Alla pittura popolare e veritiera di Giuseppe Maria Crespi si contrappongono i dipinti di questa sala, dedicati all’imperturbabile quiete dei paesaggi d’Arcadia. La denominazione trae origine dall’omonima Accademia letteraria nata a Roma nel 1690 le cui regole, da applicare in poesia come in pittura, erano l’attenzione per il ritmo giocoso, la forma elegante, la condotta leggiadra e serena. Dalla diffusione di questo gusto deriveranno paesaggi incantevoli in cui l’uomo e la natura convivono in grande armonia. I massimi interpreti dell’Arcadia a Bologna furono Donato Creti e Marcantonio Franceschini, i cui aggiornamenti sulla tradizione classica, in particolare di Guido Reni, raggiunsero esiti di estrema raffinatezza. Gli ovali di Creti, emblemi della spasmodica ricerca di perfezione del pittore, diffondono temi legati all’antichità classica, qui rievocata dal mito dell’infanzia di Achille [28.1], e alla bellezza [28.9], esemplificata da donne con panneggi e pose ricercate. Le potenzialità offerte dal mondo rurale sono indagate da Franceschini nelle Quattro Stagioni [28.2, 3, 7 e 8]: l’alternanza di lavoro, quiete e svago non interrompe l’atmosfera idilliaca in cui i personaggi, depurati da ogni sentore di fatica, vengono immersi.
I tre dipinti con rovine [28.4, 5 ,6] sono parte di una cospicua serie di tombe allegoriche, alcune delle quali scomparse, commissionate dall’impresario Owen McSwiny a numerosi pittori italiani per onorare i protagonisti della prosperità dell’Inghilterra. Destinate alla sala da pranzo della Goodwood House dei duchi di Richmond, le opere furono eseguite in collaborazione fra pittori esperti nei diversi settori: i dipinti giunti in Pinacoteca sono di Donato Creti e Francesco Monti per le figure, del Mirandolese per le architetture e di Nunzio Ferraiuoli per i paesaggi.