Il secondo Seicento tra Classicismo e innovazione
Domenico Maria Canuti, dopo l’apprendistato presso Guido Reni e Giovanni Andrea Sirani, trascorse alcuni anni a Roma, aggiornandosi sugli autori più innovativi della pittura barocca, tra cui Giovanni Lanfranco e Pietro da Cortona, e completando la sua formazione a Venezia. Gli affreschi che l’artista eseguì a partire dal 1665 in Palazzo Pepoli Campogrande (seconda sede espositiva della Pinacoteca) introdussero nella tradizione bolognese ardite prospettive, una comunicazione più enfatica, contrasti luministici più accentuati. Il dipinto con la Morte di san Benedetto qui esposto [27.2] è rappresentativo di tali novità che Canuti trasmise poi all’allievo Giovanni Antonio Burrini [27.3; 27.4; 27.5]. Pur cercando i suoi modelli nella grande tradizione bolognese, Burrini riflette sui più innovativi esempi della pittura del secondo Seicento, cogliendo appieno la stesura corsiva del suo maestro, i forti chiaroscuri di Sebastiano Ricci e della pittura veneta, tramutandoli in uno stile personale e inimitabile che non trovò uguali né seguito nell’arte bolognese. La Nascita del Battista [27.10], eseguita da Ricci per l’oratorio di San Giovanni Battista dei Fiorentini, è esemplificativa dell’attività dell’artista veneto a Bologna e della nuova sensibilità cromatica apportata in città.
I tre soggetti femminili di Lorenzo Pasinelli [27.7; 27.8; 27.9] testimoniano gli esiti di una bellezza raffinata e armoniosa che eserciterà una forte suggestione sui due maggiori allievi del pittore, Giovan Gioseffo Dal Sole, qui rappresentato dalla Maddalena penitente [27.1] e Donato Creti le cui opere sono esposte nella sala 28.