Annibale Carracci e Guido Reni: verso nuove invenzioni
Il pesarese Simone Cantarini è il più singolare e autonomo fra gli allievi di Guido Reni nel cui studio arriva dopo aver maturato esperienze nella sua regione. Durante la formazione accoglie vari aspetti della pittura marchigiana, da Federico Barocci al Fossombrone, alle suggestioni del naturalismo di Orazio Gentileschi, seguace del Caravaggio e attivo nelle Marche.
La pala con l’Immacolata [30.18] riflette le esperienze visive giovanili del pittore, mentre il San Girolamo [30.19], eseguito durante il soggiorno bolognese, è un mirabile saggio del maturo equilibrio tra una personale ricerca del vero e l’adesione ai canoni estetici dei modelli reniani.
Giovanni Lanfranco collaborò in gioventù con Guido Reni a Roma nell’esecuzione di importanti cicli di affreschi. Il Sansone che qui si espone [30.20] viene affiancato al più tardo Abele del Baciccio [30.21] con cui condivide il taglio diagonale della figura e gli interessanti spunti di indagine anatomica. I soggetti, per quanto cruenti, vengono entrambi stemperati nella ricerca della bellezza e dell’eleganza, concetti in cui non si può far a meno di riscontrare l’impronta del grande Guido.
Nella parete di fronte, le due Sibille di Elisabetta Sirani [30.22-24] sono opere di solenne eleganza ed esemplificative dell’elevata abilità pittorica raggiunta dall’artista nell’ultima fase di attività. Esse si relazionano principalmente alla classica compostezza del Domenichino, ma non vengono meno le connessioni con gli artisti fondamentali per la formazione della pittrice, il padre Giovanni Andrea, allievo di Guido Reni, e Reni stesso di cui si affianca in allestimento la Sibilla [30.25].
AI classicismo di Elisabetta si contrappongono il realismo e la sensualità della figura di Susanna [30.23] della celebre pittrice Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio e validissima seguace delle innovazioni di Caravaggio.