le nuove generazioni tra Guido Reni e Caravaggio
Le sperimentazioni dell’Accademia dei Carracci legate allo studio dal vero stimolarono un sempre maggiore interesse per la pittura di paesaggio, in particolare da parte di Annibale Carracci che sin dagli anni giovanili vi dedicò una cospicua serie di disegni e dipinti. Negli ultimi anni della sua attività condotta a Roma, l’artista bolognese ideò una nuova concezione figurativa del paesaggio, il cui archetipo è rappresentato dalla Fuga in Egitto (Roma, Galleria Doria Pamphilj), la più celebre delle lunette eseguite per palazzo Aldobrandini tra il 1603 e il 1604. Il San Giovanni Battista nel deserto [30.6] e ancora di più il Paesaggio con cacciatore [30.7] precedono la Fuga in Egitto e sono piccoli saggi sperimentali del futuro “paesaggio classico”. In queste opere la natura è protagonista rispetto alla figura, fedelmente indagata nei dettagli ma allo stesso tempo perfezionata, razionalizzata e predisposta ad accogliere la narrazione di azioni umane e di storia. L’ideazione di Annibale sarà presa a modello da una folta schiera di artisti tra cui il Domenichino [30.8-9-10] e Francesco Albani [30.11], in questi anni sui collaboratori e, con soluzioni personalizzate, il Mastelletta [30.12-13]. Quest’ultimo, aggiornatosi sulle novità di Annibale grazie ai soggiorni romani, attribuisce ai soggetti sacri e al paesaggio un’’atmosfera favolistica, distante dalla salda classicità che nel genere si andava dispiegando a Roma.
A meno di un decennio di distanza, Annibale e Guido Reni si cimentano con un soggetto analogo, il ritiro spirituale di san Francesco rappresentato in due deliziosi quadretti [30.14-15]. Dei due maestri si espongono anche il Cristo deriso [30.16] e il Cristo coronato di spine [30.17], straordinarie interpretazioni del dramma in cui l’’idealizzazione di Guido si pone in antitesi al naturalismo delle cromie calde, del chiaroscuro e della partecipazione emotiva di Annibale.