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Pinacoteca Nazionale di Bologna > Pinacoteca Nazionale di Bologna > Sala 25: I pittori “Incamminati”
‘600
Sala: 25

La pala d’altare nei primi decenni del Seicento

Il rinnovamento che si configurò a Bologna all’aprirsi del nuovo secolo favorì, insieme alla costruzione di nuove chiese, la realizzazione di complessi decorativi e di un vasto numero di dipinti ad ornamento degli altari. La pala d’altare, in particolare, ebbe in città nel corso del Seicento un ruolo primario, non riscontrabile in nessun’altra scuola pittorica del tempo. Caratterizzate da dimensioni a volte incredibili, queste opere perseguono i modelli iconografici e divulgativi dei Carracci, bilanciando la ricerca naturalistica con l’attenzione ai grandi autori del Cinquecento, come Raffaello, Correggio, Tiziano e Tintoretto. Le vicissitudini storiche legate soprattutto alle soppressioni degli ordini religiosi in età napoleonica hanno fatto confluire in Pinacoteca molti esemplari tra i più rappresentativi, tanto che la pala d’altare costituisce la tipologia predominante nella galleria. Agli esordi del nuovo secolo si datano l’Incoronazione della Vergine del giovane Guido Reni [25.5] e l’Annunciazione di Pietro Faccini [25.4]. La vocazione classicista di Reni si rivela nell’adesione al modello dell’Estasi di Santa Cecilia di Raffaello (visibile nella sezione del Rinascimento), a cui si contrappongono le esuberanze stilistiche di Faccini il quale, in contrasto con la scuola dei Carracci, studia pose innaturali, cromie accese e una disgregazione della materia pittorica che susciterà l’attenzione di Mastelletta e del Guercino. Del 1614 è la grande pala di Giacomo Cavedone [25.3], mirabile tributo a Tiziano la cui pittura fu indagata dall’artista nel viaggio condotto a Venezia in rispondenza a un’esperienza ritenuta obbligatoria per gli allievi dell’Accademia dei Carracci. Gli insegnamenti dell’oramai anziano Ludovico Carracci emergono nell’eloquente gestualità e nelle accorate espressioni dei personaggi della struggente Deposizione di Alessandro Tiarini [25.2], artista molto prolifico di cui si espone anche il San Giorgio [25.1].