Il Settecento: da Giuseppe Maria Crespi ai Gandolfi
Giuseppe Maria Crespi è tra le figure più originali ed eccentriche attive in Italia tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento. Il nucleo collezionistico della Pinacoteca, esposto solo in parte per ragioni
di spazio, comprende capolavori del suo estro anticonformista rispetto alle regole accademiche e votato all’osservazione del volto più popolare del quotidiano. ll Ritratto di cacciatore [30.26] e la Scena di cortile [30.30] sono mirabili esempi di un occhio penetrante e sensibile, ma altresì di un’agilità di pennello che sfalda le forme, secondo un’esperienza non dissimile da quella di Giovanni Antonio Burrini, con cui Crespi condivise in gioventù lo studio e la passione per la pittura veneta. La capacità di indagine di Crespi ritrattista emerge nella seduttiva Giovane donna con rosa e gatto [30.31], nell’effigie di Antonio Cartolari [30.34] e nell’omaggio all’amico Zanobio Troni [30.33], quest’ultimo raffigurato
con moglie e figli in un’istantanea animata e senza posa che rievoca la Famiglia Tacconi di Ludovico Carracci [30.2], seppure in un’atmosfera più gioviale. L’Autoritratto di Mauro Gandolfi [30.32] è una brillante prova in cui il pittore, nel compiaciuto tono informale e bohémienne, mostra il confronto con la più aggiornata ritrattistica internazionale. Di particolare immediatezza e delizia sono i piccoli ritratti dedicati all’infanzia di Ubaldo e Gaetano Gandolfi [30.35-36]. Di Ubaldo è altresì esposta un’’opera di
soggetto religioso [30.40], mentre di Gaetano ricordiamo l’imponente tela con le Nozze di Cana lungo lo scalone d’accesso al piano della galleria.
Della multiforme gamma di soggetti che caratterizza il secolo sono espressione le tempere di Vittorio Maria Bigari [30.37-38-39], esiti tra i più brillanti del gusto architettonico-scenografico che trovò ampio interesse nel collezionismo bolognese nei decenni centrali del Settecento.