Tiziano, Tintoretto, El Greco
La sala con cui si chiude la sezione del Rinascimento è dedicata al tardo Cinquecento veneto, in particolare a una straordinaria triade di artisti, i veneti Tiziano e Tintoretto e il cretese El Greco. Quest’ultimo è rappresentato da una piccola tavola raffigurante l’Ultima Cena [20.2], eseguita negli anni giovanili del soggiorno a Venezia come rivela la relazione con la pittura lagunare, influenzata dai capolavori di Tiziano, Tintoretto, Paolo Veronese, Jacopo Bassano.
Il Cristo e il buon ladrone [20.1] è un frammento di una grande pala probabilmente identificabile con quella commissionata a Tiziano dal ricco mercante veneziano Giovanni D’Anna per la cappella nella chiesa veneziana di San Salvador. Mirabile esempio dell’attività tarda di Tiziano, la tela è ideata su una tavolozza di tinte ocra e marroni, in cui la materia pittorica si sgrana sotto le rapidissime pennellate e i bagliori contrastati di luci e ombre che sottolineano, in particolare, il corpo del Cristo amplificandone il volto sofferente e il dramma. Questa rivoluzionaria pittura, altamente emotiva e drammatica a cui Tiziano approda alla fine della sua lunghissima carriera, esemplifica efficacemente la fine degli ideali rinascimentali, anticipando e aprendo le porte a una nuova stagione della storia e dell’arte.
La Visitazione di Maria a Elisabetta di Tintoretto [20.3], eseguita per le monache benedettine della chiesa di San Pietro Martire, presenta un articolato e innovativo impaginato teatrale che dovette costituire un importante punto di riferimento per la formazione dei Carracci.