Parmigianino verso la maniera
Negli infausti giorni del Sacco del 1527, Parmigianino abbandonò Roma e, prima di rientrare nella sua città, si trattene per qualche tempo a Bologna. Qui trovò una situazione assai favorevole che gli consentì di raggiungere una nuova maturità e di eseguire opere che avrebbero costituito un punto di riferimento anche per le generazioni a venire.
Nella seconda metà del Cinquecento, al di fuori del contesto emiliano, riflessi della sua arte sono stati rintracciati dalla critica persino nella produzione del ligure Luca Cambiaso, che nella sua lirica Natività [18.2] ricerca effetti di delicatezza luminosa meditando sul tema del notturno come prima di lui aveva fatto Correggio. Nella Madonna di santa Margherita [18.1], uno dei capolavori di Parmigianino, lo scintillio della luce rischiara la scena, riverberato nella materia fluida e filamentosa della pittura con la quale sono descritte eleganti forme proto-manieriste.
Un vivace sperimentalismo tecnico è inoltre alla base dell’attività di Parmigianino nel campo dell’incisione, proseguita anche a Bologna.
A capo di una “industria grafica”, fu tra i primi in Italia a cimentarsi con la tecnica dell’acquaforte, mentre con Ugo da Carpi realizzò il celebre Diogene, tra i capisaldi della xilografia a chiaroscuro.