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Pinacoteca Nazionale di Bologna > Pinacoteca Nazionale di Bologna > Sala 16: Incidenza del Raffaellismo
‘500
Sala: 16

Incidenza del Raffaellismo

Nelle Vite di Vasari si legge che Francesco Francia sarebbe morto di dolore dopo l’arrivo a Bologna della Santa Cecilia di Raffaello. Si tratta però di una pura invenzione, visto che la produzione all’interno della sua bottega non subì brusche virate, nemmeno per opera dei figli Giacomo e Giulio, che anzi continuarono a riproporre con pochi aggiornamenti i modelli paterni [16.3].
Tra coloro che recepirono il nuovo clima raffaellesco una volta giunto a Bologna, vi è il pittore Girolamo da Cotignola che per il suo Sposalizio della Vergine [16.1] trae ispirazione dallo schema solenne della celebre Scuola di Atene dipinta dall’urbinate in Vaticano.
Fu proprio grazie all’attività di artisti aggiornati sulle novità romane, tra cui Sebastiano Serlio, Biagio Pupini e Girolamo da Carpi, che il cantiere olivetano di San Michele in Bosco divenne il vero epicentro del raffaellismo bolognese; eleganza raffaellesca e naturalismo padano connotano inoltre l’opera di Bagnacavallo [16.4], in anni in cui lavora per la città anche Girolamo da Treviso.
Partecipi del generale clima di rinnovamento, in sintonia con l’innovazione di Giorgione in area veneta ma con lo sguardo comunque rivolto a Roma, furono anche i pittori della vicina Ferrara.