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Pinacoteca Nazionale di Bologna > Pinacoteca Nazionale di Bologna > Sala 14: Amico Aspertini, “uomo capriccioso e di bizzarro cervello”
‘500
Sala: 14

Amico Aspertini, “uomo capriccioso e di bizzarro cervello”

La celebre affermazione di Giorgio Vasari, seppure denigratoria, comunica efficacemente la personalità complessa, eccentrica e fantasiosa di Amico Aspertini, il più rappresentativo esempio di quei pittori irregolari che agli inizi del Cinquecento contrastarono l’allineamento classicista promosso in particolare da Perugino, Francesco Francia, dal giovane Raffaello e dal seguito di fedeli imitatori e interpreti. Artista coltissimo e dalla solida conoscenza antiquaria, Aspertini condusse la propria formazione a Roma, studiando e copiando rilievi e statue antiche, quindi a Firenze e nelle Marche, accumulando esperienze differenziate che diedero vita, nella sua pittura, a un linguaggio narrativo, emotivo, animato da forzature grottesche e da soluzioni estrose. La Pala del Tirocinio [14.1], così definita dallo stesso Aspertini che vi riconosceva, presumibilmente, una sintesi delle esperienze formative condotte sino a quel momento, riflette la relazione polemica con le armonie classiche privilegiando una maggiore adesione alla natura umana, alla sua gamma infinita di moti e di sentimenti. I due dipinti murali [14.2-3] testimoniano, pur nelle piccole porzioni sopravvissute, l’attività di frescante di Aspertini nel decennio successivo agli affreschi dell’oratorio di Santa Cecilia eseguiti per Giovanni II Bentivoglio, il mirabile complesso decorativo che coinvolse l’artista assieme a un’equipe di pittori tra cui Francesco Francia e Lorenzo Costa.